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Rottura del legamento crociato (craniale)

Nel cane è una delle patologie ortopediche più frequenti che interessano l’arto posteriore. Nel gatto è meno frequente; più facile osservarla in soggetti adulti/anziani sovrappeso.

A differenza dell’uomo dove è sempre associato un evento traumatico, nel cane e nel gatto avviene solitamente durante lo svolgimento di una normale attività fisica; meno del 20% delle rotture totali avviene in maniera acuta, traumatica.

La patogenesi non è stata ancora ben chiarita. Fattori eziologici di natura diversa sono stati chiamati in causa:

  1. traumatici
  2. degenerativi
  3. conformazionali
  4. anatomici
  5. autoimmunitari

Segnalata in cani di tutte le razze, anche se riscontrata più frequentemente in razze di grossa taglia (Rottweiler, Dobermann, Labrador Retriever, Golden Retriever, Corso, Bovaro del Bernese, San Bernardo, Mastino Napoletano).

L’insorgenza è spesso insidiosa: la zoppia si presenta in maniera subdola, tende ad attenuarsi per poi peggiorare con il passare del tempo. L’andamento intermittente è spiegabile con il dolore causato dalla compressione del menisco mediale conseguente all’instabilità articolare.
Il peggioramento graduale della zoppia è di solito legato all’osteoartrite.

 

La diagnosi si basa sull’esame clinico, lo studio radiografico e la tecnica artroscopica

L’esame clinico (visita ortopedica) si basa su:

valutazione dell’andatura e della postura,
sit test,
palpazione,
test del cassetto (a paziente vigile e a paziente rilassato),
test di compressione tibiale.

Lo studio radiografico, eseguito con il paziente sedato, ha come obiettivi:

  • valutazione dello stato infiammatorio-degenerativo:
  1. distensione della superficie caudale della capsula (forme croniche),
  2. ispessimento del legamento tibiorotuleo,
  3. osteofiti sulla troclea femorale, sul margine distale della rotula, sui condili femorali e tibiali (in progressione nelle forme croniche).
  • Conferma oggettiva della rottura con la positività al TCT.
  • Alterazioni ad altre strutture ossee (consigliato per anche e colonna vertebrale; facoltativo per garretti, gomiti e spalle).

L’artroscopia è una tecnica diagnostica ma anche terapeutica (se eseguita subito prima dell’intervento ortopedico stabilizzante).

La terapia

La terapia conservativa è attuabile in pazienti “leggeri” (peso<15 kg), non particolarmente attivi e/o anziani. Si basa su:

  • controllo del peso,
  • esercizio fisico limitato (fino al confinamento),
  • farmacoterapia (FANS),
  • fisioterapia.

Il trattamento ortopedico ha come obiettivo la stabilizzazione del ginocchio.

Si possono utilizzare tecniche ricostruttive:

  • intracapsulare: stabilizza il ginocchio attraverso la ricostruzione del legamento all’interno dell’articolazione con autonnesti (fascia lata) o protesi sintetiche,
  • extracapsulare: applicazione di suture extracapsulari che si sostituiscono nell’azione contenitiva del legamento.

Il post-operatorio prevede:

  • terapia antibiotica e antinfiammatoria/antidolorifica (FANS) per 7 giorni,
  • applicazione di un bendaggio (facoltativo) per 8 giorni,
  • ripresa funzionale graduale già dalla seconda settimana.

A favore di queste tecniche ci sono un recupero funzionale veloce e un impatto economico minore; di contro è indicato per pazienti selezionati (leggeri, anziani e  con attività fisica limitata) e può verificarsi una recidiva in caso di cedimento delle protesi.

Le tecniche non ricostruttive si propongono di controllare la spinta in senso craniale della tibia con procedure differenti: ad esempio attraverso la correzione dell’inclinazione del piatto tibiale come nel caso della TPLO (Tibial Plateau Levelling Osteotomy).

Il post-operatorio prevede:

  • terapia antibiotica e antinfiammatoria/antidolorifica (FANS) per 7 giorni,
  • applicazione di un bendaggio (facoltativo) per 8 giorni,
  • ripresa funzionale graduale lenta con gestione confinata del paziente per le prime 2 settimane; il carico sul ginocchio operato aumenterà gradualmente con “step” di circa 15-20 giorni da valutare in base all’andamento clinico e ai controlli radiografici.
  • La ripresa completa con totale libertà di movimento è prevista intorno ai 2 mesi dall’intervento.

A favore di queste tecniche c’è l’indicazione per tutte le specie e per tutte le taglie (soprattutto medie e grandi); la probabilità di recidiva è inoltre molto bassa.

Di contro l’impatto economico è sicuramente più impegnativo per il proprietario; anche la gestione del paziente è più articolata e lunga è costituisce parte fondamentale nel buon esito. Il cedimento dei mezzi di fissazione è evento raro: nel caso si renderà obbligatoria la loro asportazione.

 

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